Oct 062011
 

Sono passati diversi anni da quando acquistai il mio primo prodotto Apple. E nel corso di questi anni ho imparato ad apprezzare prima (ed amare poi) la semplicità, lo stile e la tecnologia che ogni prodotto Apple portava in dote. Ma più di tutto mi sono trovato, ogni volta che un prodotto Apple veniva presentato, a restare incollato al mio PC (prima, ed al Macbook poi) per seguire ogni parola che quel magrissimo pazzo chiamato Steve Jobs aveva da dire.

Riusciva a tenerti letteralmente incollato allo schermo, mentre quelli che erano in platea pendevano dalle sue labbra… che non la smettevano di snocciolare “unbelievable”, o “amazing”, o “incredible”, riferendosi al prodotto che stava presentando. E quei prodotti erano davvero così… e lui ci credeva davvero così tanto… e riusciva davvero a trasmettere tutto questo a chi lo stava a sentire.

Non aveva un carattere semplice… e le risposte alle mail che riceveva il più delle volte erano poche, scarne parole (ma che scriveva personalmente, cosa rara ai tempi di oggi) che lasciavano trasparire quanto “busy” fosse la sua giornata e  quanti  pensieri affollassero la sua mente.

Poi la malattia… ed ogni volta che lo si vedeva, era sempre più sofferente… più emaciato… ma nonostante tutto, aveva sempre questa incredibile voglia di vivere ed andare avanti. Non ce l’ha fatta. Il cancro di cui soffriva ha vinto la battaglia. Ma la guerra con cui Steve ha cercato di cambiare il mondo con i suoi prodotti… quella l’ha vinta lui.

Addio, Steve.

 

Uh… che “emozione”, Google sta lanciando il suo “nuovo” social network, chiamato Google Plus!

Sarà, ma non riesco ad emozionarmi più di tanto al riguardo, nè tantomeno riesco a pensare a Google+ come ad un “anti Facebook, dopo aver visto (e vissuto, dal momento che li ho sempre testati tutti) il fallimento di diversi altri progetti Google su questo versante (ricordate Google Wave? Ricordate Google Buzz?)

Sulla carta il progetto è ambizioso: ripensare per il web quello che di “social” succede nella vita reale, ovvero ritrovarsi con gruppi di amici (e non necessariamente TUTTI gli amici, come succede su Facebook), fare due chiacchiere in video, trovare argomenti di discussione online. Secondo i piani di Google, questo è solo l’inizio del progetto Google+. Ok… tutto bello… tutto “luccicante”, ma… sorry Google, sarà l’ennesimo fiasco.  Perchè?

Semplice: perchè Google vuole troppo, e fa troppo.

Ho dato un’occhiata all’interfaccia ed alle funzioni di Google+, e sono anti-intuitive e troppo “avanzate” per quello che le persone cercano dai social network al momento.
Perchè Twitter ha preso piede a livello mondiale? Perchè è semplice.
Perchè Facebook ha preso piede a livello mondiale? Perchè è semplice.
Perchè Google Wave lo ricordano in 100 (e l’hanno usato in 10)? Perchè era un casino.
Perchè Google Buzz è stato disattivato da tutte le Gmail delle persone che conosco? Perchè la incasinava, aggiungendo layer di complessità che di contro portavano “poco”  di social.
Perchè Orkut (altro progetto di Google) è invece utilizzatissimo in alcuni paesi come Sud America ed India? Perchè è semplice! (e se si fossero mossi per tempo, lanciandolo in grande stile anche nel resto del mondo, probabilmente Facebook avrebbe avuto di che preoccuparsi).

Google da per assunto che la sua base utenti (fatta di centinaia di milioni di persone con un Google Accounts) si butterà in massa ad usare un prodotto di Google “solo perchè è di Google”. Errore! Le “persone normali” (dove per normali intendo tutti quelli che non sono tecnici/geek/early adopter) se ne fregano dei social network di Google, e se ne fregano dei Circles, degli Sparks, degli Hangouts (se non sapete cosa sono, siete “persone normali”) :P

Al momento Google+ è in beta per un ristretto gruppo di utenti; appena sarà possibile provarlo, ne riparleremo (valutando o meno se questa analisi preliminare, basata esclusivamente sui precedenti tentativi di Google nel mondo dei social network) sarà stata corretta o meno, tenendo presente che nelle intenzioni di Google questo progetto è qualcosa da far evolvere nel tempo e far durare nel tempo, non lanciarlo “così com’è” e vedere come viene accolto dalla massa di utenti. :)

UPDATE – 30.06.2011 ore 15.00: da qualche ora sto provando Google+, avendo ricevuto un invito.
Beh… è come quando è stato lanciato Google Wave: all’inizio tutti a provare, a scrivere, ad invitare… poi dopo qualche ora, smaltita l’euforia del nuovo, si pensa: “Ok, gli darò un’altra occhiata domani”. Il giorno dopo si torna, si vede cosa è successo e si chiude. Così fino al giorno in cui ci si scorda di guardare cosa è successo. Ed allora addio… :P Quindi… non posso che confermare la mia analisi di ieri, senza dubbio.

Fondamentalmente è più simile a FriendFeed che a Facebook, e questo (all’inizio) ne limiterà molto l’espansione. E badata bene, ho scritto “all’inizio” solo perchè chi non ha mai conosciuto FriendFeed, probabilmente non conoscerà nemmeno Google+. Facebook… dormi sereno. :)

 

(Trasparenza per un mondo migliore: le cuffie oggetto della recensione mi sono state inviate in prova da Rita di First Class P.R., che ringrazio. Come sempre, ciò non ha influito sull’oggettività di quello che scriverò. Al riguardo, vedi anche le mie Blog Policy).

Il mio mondo, senza musica, non avrebbe senso di esistere. La musica mi accompagna durante quasi tutta la mia giornata (dai tragitti in bus da e verso il lavoro, a quando sono in ufficio, all’attesa durante i miei frequenti voli ecc.). Nel corso degli anni sono diventato abbastanza esigente per quanto riguarda l’audio (non mi considero un purista, per carità… ma solo l’idea di dover ASCOLTARE musica con le cuffie di serie dell’iPhone mi fa venire i brividi) e questo mi ha portato via via a testare vari auricolari e cuffie.
Proprio per questo, quando mi è stata proposto di provare un nuovo modello di cuffie, ho accettato con entusiasmo, ben conscio della dura sfida a cui andavano incontro (utilizzo normalmente un paio di cuffie di alto livello ed altissimo costo, che mi sono state regalate a Natale) :)

Le cuffie di cui vi parlerò sono le Pioneer SE-MJ151 (che vedete nella foto sotto). Quelle che mi sono state inviate sono esattamente di quel colore, benchè siano disponibili anche nere/rosse e completamente bianche.

Alcuni dati tecnici, su cui non mi soffermerò molto, perchè a me preme parlarvi di “come suonano” (e poi… i dati tecnici li trovate dappertutto) :)

Risposta in frequenza: 10 – 25,000 Hz
Impedenza: 32 Ω
Massima potenza d’ingresso: 1000 mW
Unità Driver: 40 mm
Spina: spinotto mini da 3,5 mm (placcato oro)
Lunghezza del cavo: 1,2 m
Unità driver da 40 mm
Magnete di terre rare
Bobina voice coil CCAW
Peso netto (senza cavo): 135 g

Sono confezionate in una pratica scatola blister in plastica, il prezzo al pubblico è di 59.90 €.

Il look è molto piacevole, hanno uno stile retrò che personalmente apprezzo e che farà felici anche i nostri padri, molto probabilmente. Nonostante questo look retrò, il blue elettrico dei padiglioni le rendono molto giovanili (e se siete amanti del mondo Apple, troverete nel modello all white la realizzazione del vostro sogno) :)

Ok… sono belle… ma… se compriamo delle cuffie è per ascoltare musica e non guardarle, quindi… come suonano?

La risposta breve a questa domanda è: incredibilmente bene per quello che costano. La risposta lunga è quella che leggerete in seguito.

Come vi ho detto, per avere un termine di paragone, ho usato un altro paio di cuffie dello stesso tipo (completamente chiuse), ma di gamma più alta (e che costano più di tre volte queste Pioneer).
Non è stato un confronto nè era questa la mia intenzione,  considerando che stiamo parlando di prodotti con target differenti.
Ma… considerando le caratteristiche ed il costo dell’altra cuffia, mi sarei aspettato una forbice maggiore nella resa (cosa che invece non si è verificata).

Per rendermi conto di come le varie frequenze venissero riprodotte, ho utilizzato una vasta scelta di brani, spaziando dalla “classica” (Beethoven, Ludovico Einaudi), alla musica elettronica (Moby e Chemical Brothers), al rock (AC/DC, Metallica), al pop (Lady Gaga et similia).
Non pago, sono andato a pescare brani che estremizzassero il concetto che volevo testare; un esempio su tutti: Pale Horses [Apparat Dub Mix] di Moby, presente nel singolo Pale Horses: ci sono tonalità così basse e profonde, che ascoltarle con gli auricolari standard dell’Iphone fa morire dal ridere (dal momento che non sono riproducibili ed ascoltabili) :)

Di contro, la riproduzione delle tonalità basse su queste SE-MJ151 è spettacolare; i bassi sono pieni e profondi ma NON esageratamente enfatizzati come nelle altre cuffie (che dei bassi così bassi ne fanno motivo di orgoglio) :P Ma non di soli bassi vive la musica… ed infatti un aspetto che mi è piaciuto molto di queste cuffie è l’ottimo bilanciamento: anche le tonalità medie ed alte sono riprodotte in maniera chiara ed efficace, senza far prevalere le une sulle altre (cosa che invece non accade con le altre cuffie, in cui i bassi spiccano su tutto il resto, opprimendo un po’ la scena sonora). In virtù di ciò, è possibile godere pienamente anche musica leggera, classica o brani vocali, senza distorsioni anche a volumi di ascolto elevati (cosa che vi sconsiglio fortemente, perchè l’isolamento dei padiglioni è molto buono e vi permette di tenere fuori gran parte dei rumori ambientali.

A proposito dei padiglioni: quelli di queste cuffie Pioneer sono comodissimi! A differenze delle altre cuffie, questi padiglioni non sono incavati ma aderiscono interamente al padiglione auricolare; sono molto morbidi, non premono e non “scaldano” troppo (chiunque abbia utilizzato cuffie chiuse per delle ore sa benissimo di cosa parlo).  Regolarla in modo che calzi perfettamente sulla vostra testa è un’operazione semplicissima e “one time” (ovvero: la fate una volta e non la fate più, perchè è difficile che si sposti la regolazione che le avete dato).

Quindi questa cuffia è caratterizzata solo da aspetti positivi? No… ovviamente ci sono anche alcuni aspetti negativi.

E’ una cuffia “rigida”, nel senso che è così come esce dalla scatola, non è possibile piegarla o chiuderla ed utilizzarla in mobilità diventa abbastanza scomodo (a meno di non dedicarle una larga fetta del vostro zaino o borsa, o di uscire di casa con la cuffia sul collo, a mo’ di dj/rapper). Proprio per questo la vedo meglio come cuffia da casa (anche se nel bus mi farebbe comodo l’ottimo isolamento che la caratterizza). Inoltre, il cavo è fisso (e nella malaugurata ipotesi che vi si rompa o che ve lo mastichi il gatto, dovrete buttare la cuffia).

Giudizio di Giovy: il mio giudizio su queste Pioneer SE-MJ151 è estremamente positivo; il rapporto qualità/prezzo è ottimo e mi sento di consigliarne l’acquisto senza problemi. Io stesso, avendole provate, le comprerei per me se non avessi già un paio di cuffie altrettanto performanti (ma per le quali molto probabilmente non avrei mai speso i 200 euro del loro costo, mentre i 60 euro delle Pioneer sono più che buoni per una cuffia con queste prestazioni).

 

Ultimamente ha fatto parecchio scalpore “l’affaire Dropbox” (mirabilmente riassunto da Ernesto in questo post).
Partendo dal presupposto che archiviare nella nuvola (il tanto discusso “Cloud”) file riservati è spesso una cattiva idea (per motivi di privacy, sicurezza ecc.) e passando per le recenti vicissitudini di Dropbox, ho pensato di condividere con voi come mi sono regolato IO per quanto riguarda i miei files (beh, del resto in passato ho parlato spesso e volentieri di storage e backup online ecc.).

Vi confesso sinceramente che ho abbandonato Dropbox come storage dei miei files da diversi mesi, un po’ perchè troppo “limitato” rispetto alle mie esigenze, un po’ perchè sono sempre alla ricerca della soluzione migliore, che faccia quello che voglio io e come voglio io.

Piccola premessa: la soluzione che vi propongo oggi NON è a costo zero; il servizio in se ha un costo davvero modesto (3 dollari al mese), a cui vanno però aggiunti i costi di storage su Amazon S3 (che dipendono da quanto spazio utilizzate). Inoltre, richiede un minimo di dimestichezza informatica (ovvero: NON è come Dropbox, che basta installarlo per vederlo funzionare al meglio).  I vantaggi di utilizzare una soluzione del genere, però, sono diversi:

  1. Persistenza del dato: i file sono conservati su Amazon S3 (anche Dropbox usa questa piattaforma per lo storage) ed al netto di catastrofi in Amazon (tutto può succedere, eh…), difficilmente perderete dei dati
  2. Sicurezza del dato: i file possono essere crittografati (AES a 256 bit) prima che vengano inviati su Amazon S3; questo fa si che solo voi possiate leggere i vosti files
  3. Sicurezza nella trasmissione: la trasmissione dei files è SEMPRE crittografata, indipendentemente dalla vostra decisione di crittografare o meno gli stessi

Vediamo quindi nel dettaglio di cosa si sta parlando: Jungle Disk Desktop Edition.

Benchè esista anche una versione di Jungle Disk che offre solo la funzione di backup (Jungle Disk Simply Backup, costo 2 dollari al mese) io vi parlerò della versione Desktop perchè è quella che offre maggiori servizi per un prezzo leggermente più alto (3 dollari al mese). Cosa offre quindi Jungle Disk Desktop Edition (anche rispetto alla versione Simply Backup):

  • client per Windows, Mac OS X e Linux
  • possibilità di effettuare il backup (con relativo restore in caso di problemi) continuo dei vostri files (feature presente anche per la soluzione Simply Backup)
  • possibilità di mappare lo storage online come se fosse un drive di rete
  • possibilità di sincronizzare una o più cartelle fra i vostri diversi computer (esattamente come Dropbox)
  • supporto per il versioning dei file
  • accesso tramite interfaccia web (come in Dropbox)
  • possibilità di condividere files e cartelle (come in Dropbox)

Perchè Jungle Disk Desktop possa funzionare, è necessario che abbiate già disponibile uno storage online a scelta fra i due supportati: Amazon S3 e Rackspace Cloud Files.
Io sono un utente Amazon S3 da quasi due anni (e ne ho parlato diffusamente in questo post) e non conosco nello specifico la soluzione di Rackspace, ma vedendo le caratteristiche mi sembrano molto simili. Tenete presente che il pricing di questi servizi dipende da quanta roba ci mettete su: se avete necessità di backuppare decine di GB, probabilmente ci sono servizi più adatti (per una scelta ponderata, potete dare un’occhiata a quest’articolo che ne mette a paragone alcuni).

Come funziona “tecnicamente” Jungle Disk Desktop?
E’ semplice: appena installato il client e configurato per l’accesso al vostro storage (che dovrete già avere, eh!), avrete la possibilità di impostare sia il backup, che il mapping come unità disco locale, che la sincronizzazione di una o più cartelle. Queste scelte potete effettuarle sia sui dischi online già presenti nel vostro storage, sia creandone uno ex novo dal client  di Jungle Disk. Creando un disco apposito per l’utilizzo di Jungle Disk avrete la possibilità di utilizzare TUTTE le feature a vostra disposizione (rinunciando alla compatibilità con altri client), mentre usando un disco già presente alcune feature (come la sincronizzazione o la crittografia) non saranno disponibili. Va da se che è possibile effettuare scelte multiple, come ho fatto io:

  • i backup vanno su un bucket di Amazon S3 già esistente (backup.giovannibarbieri), configurato in modalità COMPATIBILE: questo significa che i file salvati dal client di Jungle Disk saranno immagazzinati utilizzando le caratteristiche di Amazon S3 e saranno accessibili anche da altri client (come S3 Browser e CloudBerry Explorer per Windows e 3Hub per Mac OS X)
  • per la sincronizzazione fra i miei vari computer e l’hosting dei miei file, c’è un bucket apposito (jungleclients), configurato in modalità Jungle Disk 2.0: questo significa che i file salvati da Jungle Disk in quel bucket sono immagazzinati secondo un protocollo proprietario. NON sono accessibili da client di terze parti, ma sono sincronizzati fra i miei computer e sopratutto sono criptati (AES a 256 Bit). Questo significa che nè Amazon nè Jungle Disk hanno modo di accedere al contenuto dei files (a differenza di Dropbox, che criptava i file ma con chiavi proprie, riservandosi quindi la possibilità di accedervi a proprio piacimento). Si perde un po’ di compatibilità ma si guadagna senza dubbio in sicurezza (è comunque possibile accedere a quei files da qualunque computer nel mondo usando l’interfaccia web o il client usb portable di Jungle Disk).

Ovviamente Jungle Disk ha anche un client per iPhone, quindi posso accedere ai miei files (a TUTTI i files, sia quelli presenti nei vari bucket  di Amazon S3 sia a quelli criptati presenti nel disco dedicato) anche in mobilità.

Una nota sulla Privacy Policy di Jungle Disk: “Jungle Disk will never view the files that you upload, download or store using our service. We also do not monitor or disclose any information regarding your specific files and data without your permission, except in accordance with this policy and our terms of service”.

Giudizio di Giovy: se le recenti implicazioni sulla privacy di Dropbox vi hanno turbato (e vi capirei benissimo, hanno dato fastidio anche a me) e state cercando qualcosa di altrettanto funzionale, Jungle Disk potrebbe essere l’alternativa da prendere in considerazione. Come avrete notato, richiede una minima dimestichezza con il mondo dello storage online (e questo potrebbe limitarne l’adozione) e sopratutto non è gratuito ma… dategli un’occhiata. :)

 

Gmail. Facebook. Twitter. FriendFeed. Flickr… e chissà quanti altri servizi web utilizzate quotidianamente.
Su ognuno di questi servizi, sono presenti vostri contenuti (testo, audio, video, foto….) e molto probabilmente vorreste evitarne la perdita, accidentale o meno. Beh… ora avete una possibilità in più per salvaguardare i dati della vostra vita online.

backupify_logoBackupify è un interessante servizio web che  si occupa di effettuare automaticamente il backup della vostra “vita online”, ovvero dei vari servizi che possono contenere vostri dati.

Ovviamente non sono supportati al momento tutti i servizi del mondo, ma alcuni fra i più noti (Facebook, Twitter, FriendFeed, Flickr, Gmail, Hotmail, Delicious, Photobucket, Zoho, WordPress, Blogger… per fare qualche esempio).

Il backup dei vostri dati viene effettuato con cadenza a vostra scelta (giornaliera o settimanale) e lo storage viene effettuato su Amazon S3 (di cui vi ho parlato poco tempo fa). Molto interessante è la possibilità di utilizzare un proprio account Amazon S3, cosa che vi permette di avere il pieno possesso anche dei vostri dati (ed opportunità di cui ho subito approfittato, ovviamente); in tal modo potrete definire un bucket che riceverà i vostri backup (suddivisi in cartelle singole, una per ogni servizio).

L’utilizzo è semplicissimo: ci si registra, si autorizzano i vari servizi di cui si vuole effettuare il backup (con procedure diverse a seconda del servizio) e… si aspetta che Backupify faccia il suo lavoro! :)
Successivamente sarà possibile accedere ai file backuppati dalla propria area utente sul sito di Backupify, se si vuole controllarli/salvarli in locale; se avete scelto di ospitare i vostri backup sul vostro Amazon S3, beh… li avete già lì! :)

backupify_s3

ATTENZIONE: se ospitate sul vostro S3 i vostri dati, tenete sempre presente che andrete a pagare di tasca vostra la “comodità” di avere questi dati (mentre se scegliete di affidarvi totalmente a Backupify, non dovrete sostenere alcun costo).

Backupify ha in programma di supportare altri servizi in futuro (YouTube, Tumblr ecc).

Il servizio è gratuito (e resterà gratuito) per tutti quelli che si registrano fino al 31 gennaio, quindi se vi interessa, approfittatene subito!

Giudizio di Giovy: molto interessante ed utile, senza dubbio. Con il crescente aumento della propria “presenza online”, avere la possibilità di salvaguardare tali dati è essenziale, non solo per una questione di sicurezza derivante da possibili perdite di dati, ma anche per mettersi al sicuro da eventuali “chiusure” di tali servizi (ok, è improbabile che Facebook o Flickr chiudano, ma un giorno potrebbero cambiare le proprie policy di utilizzo e voi potreste decidere di non voler più utilizzare questi servizi; beh… almeno avreste i vostri dati già esportati ed al sicuro).

 

Solo qualche giorno fa vi ho parlato di alcune soluzioni di storage e backup, omettendo deliberatamente quella di cui vi parlerò oggi: Amazon S3 (dove “S3″ sta per Simple Storage Service).

Il termine “simple”, però, potrebbe trarre in inganno; Amazon S3 NON è una classica soluzione di storage online come quelle che vi ho presentato e proprio per questo motivo non l’ho inclusa in quella comparativa.

Quali sono quindi le peculiarità che rendono Amazon S3 così “diverso”?

Iniziamo dal pricing model: con Amazon S3 pagate solo quello che consumate (e “come” lo consumate, e “dove” lo consumate”). I vostri files possono risiedere (a vostra scelta) su server negli USA o in Europa. Se decidete di dargli residenza europea, pagate di più (0.150$ per GB negli USA, 0.180$ per GB in Europa).

Si paga anche tutto il data transfer (0.100$ per GB in upload, 0.170 per GB in download).

Inoltre, pagate le richieste di accesso ai vostri file: 0.001$ ogni 1000 PUT, COPY, POST o LIST e 0.01$ ogni 10000 GET; lo so, suona strano… ma proprio perchè Amazon S3 è orientato all’utilizzo integrato a servizi web.

Infine, potete creare ACLs sui vostri file o sui vostri bucket, permettendo l’accesso selettivo.

In parole estremamente povere: create un servizio web e non volete sovraccaricare i vostri server con immagini o media? Usate S3 come deposito di questi file e sarà la vostra applicazione web ad interagire con S3 tramite le interfacce REST o SOAP (standard dei web services).  Ecco perchè si pagano anche tutte le richieste (più spazio/traffico/richieste genera la vostra applicazione, più pagate).

E’ però possibile utilizzare Amazon S3 “anche” come storage personale, a patto di aver compreso bene il meccanismo di pricing di cui sopra onde evitare spiacevoli conseguenze economiche; per farlo esistono dei client appositi (ne cito alcuni, probabilmente ce ne saranno anche altri che non conosco o non ho testato):

  • S3 Browser: disponibile per Windows, esiste una versione Free ed una PRO a pagamento (29.95$) con feature aggiuntive riguardanti la gestione delle ACLs. Interfaccia chiara e lineare, vi permette di utilizzare tutte le funzionalità di S3 in modo semplice, come se fosse un “normale” storage online.

s3_browser_main_window

  • CloudBerry S3 Explorer: disponibile per Windows, esiste una versione Free ed una PRO a pagamento (39.99$) con feature aggiuntive.  Una feature interessante della versione PRO di CloudBerry Explorer è la possibilità di criptare i files (che però poi dovranno essere scaricati/gestiti solo via CloudBerry Explorer PRO).

cloudberry_explorer_1

Se la vostra esigenza fosse quella di fare backup su Amazon S3, potete utilizzare:

  • CloudBerry Backup: disponibile per Windows esclusivamente a pagamento (29.99$), offre tutte le funzioni di backup/restore automatiche che un buon client dedicato dovrebbe avere, compreso versioning ed encryption dei file.
  • JungleDisk: disponibile per Windows, Mac e Linux esclusivamente a pagamento (2$ al mese), affianca al backup/restore automatico dei files (anche qui con supporto per versioning ed encryption) la possibilità di mappare il proprio spazio S3 come drive virtuale di rete.

jungledisk

Ma… come fare se si è in giro e non è possibile usare il client installato sul proprio computer? Utilizzando S3fm (gratuito) è possibile accedere al proprio account Amazon S3 da interfaccia web (Ajax-based), compiendo tutte le operazioni effettuabili da client (compresa la gestione delle ACLs).

E se ho solo con me il mio iPhone? Niente paura: con iS3Manager (è possibile accedere ai vostri bucket su S3 in lettura (scaricando e riproducendo audio e video, nei formati supportati dall’iPhone), creare bucket e gestirne le ACLs, inviare link ai file immagazzinati e… caricare direttamente dall’iPhone immagini e video (per i possessori di iPhone 3Gs).

ATTENZIONE: considerate che i client illustrati finora rendono solo “immediato” l’utilizzo di Amazon S3 ma restano validi i pricing illustrati finora. Se (per esempio) lanciate il vostro client e questo vi fa vedere una lista dei file contenuti nel vostro bucket, avrete effettuato una richiesta LIST. Se cambiate bucket e ne visualizzate il contenuto, effettuerete un’altra richiesta LIST. Se scaricate un file effettuerete una richiesta GET  e così via.

Quindi… se caricate 1000 files da uno dei client illustrati sopra, pagherete:

  • lo spazio occupato dai 1000 files
  • la banda occupata per caricare questi 1000 files
  • le 1000 richieste PUT
  • le eventuali richieste LIST

Tenetelo presente.

Considerazioni di Giovy: Amazon S3 è un’ottimo servizio dalle avanzate funzionalità; NON è destinato principalmente all’utente “casalingo” (che dovrebbe invece dare un’occhiata ai software illustrati qui o utilizzare JungleDisk, se proprio vuole avere i propri files su S3) ma se avete bisogno di caratteristiche avanzate (ed ANCHE di storage personale o di backup) è una soluzione da prendere in seria considerazione.

Ah, qualora ve lo chiedeste: SI, io utilizzo anche S3 come storage… e nell’articolo precedente, il pdf con la tabella comparativa è ospitato proprio su S3: http://blog.giovannibarbieri.s3.amazonaws.com/comparativa_storage_backup_online.pdf

 

Mi è capitato diverse volte di parlare, in questo blog, di storage online e backup online; proprio per questo ricevo spesso richieste di consigli al riguardo, che assolvo sempre volentieri, forte dell’esperienza accumulata negli anni. Per rendere più agevole la scelta di una soluzione piuttosto che un’altra in base alle proprie esigenze, ho pensato di riepilogare in questo post quelle che sono AL MOMENTO le migliori soluzioni di storage online e backup online.

Per facilitare la comparazione, ho creato un documento in PDF che potete scaricare qui. Vi invito a fare riferimento a questo post per il dettaglio delle caratteristiche indicate con l’asterisco.

ATTENZIONE: storage online E’ DIVERSO da backup online!

Storage Online

Dropbox: www.dropbox.com

Spazio gratuito: SI (2 GB + altri 3 GB tramite referral)
Spazio a pagamento: SI (Pro 50: 9.99$ al mese per 50GB, Pro 100: 19.99$ al mese per 100 GB)
Limite dimensione file: NO via client (300 MB per file via Web upload)
Client installabile: SI (per Windows, Mac OS X e Linux)
Sincronizzazione cartelle su disco: SI
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history: SI (30 giorni, con opzione a pagamento per undo illimitato)
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: SI
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: SI

DivShare: www.divshare.com

Spazio gratuito: SI (5 GB)
Spazio a pagamento: SI (Personal: 25 GB per 19.99$ l’anno, Professional: 100 GB per 71.40$ l’anno, ProfessionalPlus: 100 GB con limiti maggiori in download per 179.40$ l’anno)
Limite dimensione file: SI, 200 MB (2 GB per piani a pagamento)
Client installabile: NO
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history: NO
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO
WebDAV: NO
FTP: NO (Si per i piani a pagamento)
iPhone App: NO

SkyDrive: skydrive.live.com

Spazio gratuito: SI (25 GB)
Spazio a pagamento: NO
Limite dimensione file: SI, 50 MB
Client installabile: SI (per Windows)
Sincronizzazione cartelle su disco: SI
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history: NO
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: NO

Box.net: www.box.net

Spazio gratuito: SI (1 GB)
Spazio a pagamento: SI (Individual: 9.95$ al mese per 5GB, Business: 15$ utente/mese per 10 GB)
Limite dimensione file: SI, 25 MB (1 GB per i piani a pagamento)
Client installabile: NO
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Version history: NO (5 versioni per il piano a pagamento Individual)
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: SI
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: SI

LiveDrive: www.livedrive.com

Spazio gratuito: NO
Spazio a pagamento: SI (Standard: 44.95 euro l’anno per 100 GB, PRO: 99.95 euro l’anno per spazio illimitato)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: SI (per Windows)
Sincronizzazione cartelle su disco: NO (SI solo nella versione PRO)
Mapping spazio disco come unità di rete: SI
Revision history: SI (30 giorni, con opzione a pagamento per undo illimitato)
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: SI
WebDAV: NO
FTP: SI
iPhone App: NO

ZumoDrive: www.zumodrive.com

Spazio gratuito: SI (1 GB)
Spazio a pagamento: SI (10 GB per 2.99$ al mese, 25 GB per 6.99$ al mese, 50 GB per 11.99$ al mese, 100 GB per 19.99$ al mese, 200 GB per 37.99$ al mese, 500 GB per 79.99$ al mese)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: SI (per Windows, Mac OS X e Linux)
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: SI
Revision history: SI
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: SI
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: SI

ADrive: www.adrive.com

Spazio gratuito: SI (50 GB)
Spazio a pagamento: SI (Signature: 50 GB per 69.50$ l’anno, Premium da 100 GB a 1 TB, a partire da 139.50$ l’anno)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: NO (SI per piani Signature e Premium a pagamento, per Windows)
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history:NO (SI per piani Signature e Premium a pagamento)
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO
WebDAV: NO (SI per piani Signature e Premium a pagamento
FTP: NO (SI per piani Signature e Premium a pagamento
iPhone App: NO

Botte di Ferro: www.bottediferro.com

Spazio gratuito: SI (1 GB)
Spazio a pagamento: SI (Business, 199,50 € per 15 GB)
Limite dimensione file: SI  (500 MB via client)
Client installabile: SI (per Windows)
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history: NO
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: NO

MegaUpload: www.megaupload.com

Spazio gratuito: SI (200 GB)
Spazio a pagamento: SI (Premium con spazio illimitato: 59.99 € per 1 anno, 79.99 € per 2 anni, 199.99 € a vita)
Limite dimensione file: SI, 2 GB (Premium illimitato)
Client installabile: SI (per Windows)
Sincronizzazione cartelle su disco: NO
Mapping spazio disco come unità di rete: NO
Revision history: NO
File sharing: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO
WebDAV: NO
FTP: NO
iPhone App: NO

Backup Online

Mozy: mozy.com

Spazio gratuito: SI (2 GB)
Spazio a pagamento: SI (Home: 54.95$ l’anno per spazio illimitato)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: SI (per Windows)
Sicurezza file: SI (criptati 448bit Blowfish)
Mapping Virtual Drive: SI
Backup automatico: SI
Backup file bloccati: NO
Backup drive di rete: NO
Backup drive esterni: SI
Revision history: SI
Point in time restore: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO

Carbonite: www.carbonite.com

Spazio gratuito: NO
Spazio a pagamento: SI (54.95$ l’anno per spazio illimitato)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: SI (per Windows e Mac OS X)
Sicurezza file: SI (448bit Blowfish e Triple DES)
Mapping Virtual Drive: SI
Backup automatico: SI
Backup file bloccati: NO
Backup drive di rete: NO
Backup drive esterni: NO
Revision history: SI (90 giorni)
Point in time restore: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO

IDrive: www.idrive.com

Spazio gratuito: SI (2 GB)
Spazio a pagamento: SI (Pro: 49.50$ all’anno per 150GB)
Limite dimensione file: NO
Client installabile: SI (per Windows e Mac OS X)
Sicurezza file: SI (criptati 256bit AES)
Mapping Virtual Drive: SI
Backup automatico: SI
Backup file bloccati: SI
Backup drive di rete: SI
Backup drive esterni: SI
Revision history: SI (30 versioni)
Point in time restore: SI
Web access: SI
Mobile web access: NO

Considerazioni di Giovy: come potete vedere, l’offerta è vasta ed ogni servizio ha caratteristiche diverse, valide per diversi scopi. Se avete bisogno di un servizio che vi sincronizzi i dati fra i vari computer, il mio consiglio è indubbiamente Dropbox. Se avete bisogno di tanto spazio per archiviare musica e video, sicuramente la soluzione migliore è MegaUpload (che, nella versione premium a vita, diventa particolarmente interessante come investimento “una tantum”). Per il backup la soluzione migliore è senza dubbio Mozy, seguita da IDrive (anche se quest’ultima ha caratteristiche più avanzate, l’infrastruttura di Mozy è migliore).