Jun 252004
 

Oggi, per cominciare questa mattinata, vi parlerò (o meglio, vi romperò le scatole) di scienza. E di fantascienza.

Da alcuni anni porto avanti (come milioni di altri persone) un progetto di calcolo distribuito conosciuto come Seti@Home.
Seti@Home è un progetto scientifico dell’Università di Berkeley, in California.
Ogni giorno, 24 ore su 24, l’Osservatorio Astronomico di Arecibo (Puerto Rico) scruta il cielo alla ricerca di segnali radio provenienti dallo spazio (e chi ha visto il film Contact con Jodie Foster sa bene di che parlo) e ne registra una quantità pari a circa 30 GB.
Se tali dati dovessero essere analizzati da un singolo computer, fosse anche un supercomputer, ci vorrebbe tanto di quel tempo da rendere inutile anche solo il tentarci.
E quindi, alcuni anni fa, è nata l’idea: spezzettare questi dati in pacchetti da 340 KB e distribuirli via Internet a tanti “collaboratori” che, tramite un software installato sui loro computer a casa o in ufficio, analizzassero i dati e provvedessero ad inviare i risultati al computer centrale a Berkeley, ricevendo in cambio un’altra unità da elaborare.

Cosa si guadagna in tutto ciò? Assolutamente nulla!
(forse solo la gloria, qualora si dovesse scoprire IL famoso segnale intelligente).

Io partecipo a Seti@Home da alcuni anni, appartengo ad un “gruppo” di pazzi che come me partecipano a questo progetto (il SETI@Home ITALIA – Team DPRGI, al 25° posto fra tutti i team mondiali) e dedico alcune macchine all’elaborazione di questi dati (ed ho qualcosa come 10553 pacchetti di dati elaborati). 😉

Perchè ho deciso quindi di parlarne su questo blog?
Beh, innanzitutto per invogliare altri a partecipare (è per il bene della scienza!) e poi perchè si sta aprendo una nuova era per il progetto Seti@Home.
Infatti il progetto si sta “spostando” su una piattaforma open-source conosciuta come BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing), che permetterà ai computer che fanno girare questo client non solo di partecipare al progetto Seti@Home, ma anche a tanti altri progetti di calcolo distribuito esistenti al momento (tipo Folding@Home o Genoma@Home dell’Università di Stanford).
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito del BOINC, ed ovviamente io sono a disposizione per chi non ha voglia di spulciarsi il sito in inglese… 🙂

(Idea per l’articolo: Punto Informatico)

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